Valori


Non è un punto di arrivo o un soggetto statico ma una iniziativa aperta al contributo di singoli cittadini e ad organizzazioni di varia natura che, di fronte ai gravi problemi del nostro Paese e dell’Europa, vogliono impegnarsi per trovarne le soluzioni, convinti che le ricette liberali, opportunamente aggiornate, possano fornire una indicazione indispensabile ed efficace.

Costituente Liberale Democratica è, quindi, un percorso che, tutti insieme attraverso il più ampio confronto, rifuggendo ogni arroccamento ideologico, vogliamo tracciare e percorrere, definendo un programma di interventi necessari, incisivi e realistici costruendo, nel contempo, gli strumenti più adatti alla partecipazione di ognuno ed al funzionamento della democrazia rappresentativa.

Chi crede in questi ideali, può iscriversi al gruppo e nello stesso tempo divulgare il messaggio a degli amici, conoscenti, parenti, ecc…


CARTA DEI VALORI

Riteniamo che oggi più che mai si siano determinate le condizioni storiche per attuare una svolta radicale nella politica italiana.

Per troppo tempo il nostro Paese è stato – ed è tuttora – vittima di forze ostili allo sviluppo della libertà e della democrazia, sviluppo che ancor oggi  non è stato pienamente realizzato. Sono forze, queste, alimentate da interessi di potere che impediscono la piena e totale espressione delle potenzialità insite nella società italiana.

E’ quindi necessario costituire una forza politica che cerchi di porre rimedio all’attuale situazione. Il nostro progetto politico pone le proprie basi nella tradizione democratica liberale incarnata nella Costituzione Italiana, tradizione che sta a fondamento dell’istituzione repubblicana e che trova un’espressione universale nella carta dei diritti dell’uomo.

In particolare ci richiamiamo fortemente a quella straordinaria tradizione politico-culturale che fu del secolo scorso (Piero Gobetti,   fratelli Rosselli,  Luigi Einaudi che aveva avuto in Camillo Benso di Cavour il massimo rappresentante. di cui ci sentiamo ideali continuatori della Democrazia Liberale, integrata e arricchita da numerosi altri spunti in grado di attualizzarla ed esplicitarne appieno il potenziale, alla luce degli ulteriori sviluppi della più avanzata riflessione politica progressista degli ultimi decenni.

I valori del nostro progetto politico sono il punto di riferimento di ogni nostra azione dal momento della nostra fondazione, e devono orientare allo stesso modo le nostre azioni future.

Accettare i nostri valori di riferimento, è la condizione necessaria per aderire al nostro progetto politico. Chiedersi quali siano i nostri valori significa chiedersi cosa desideriamo nella nostra società:

1. Qualità della vita.

L’obiettivo principale della politica è garantire a tutti i cittadini una dignitosa, e sempre migliore, qualità della vita. Il consumismo moderno ci porta a pensare che il benessere soggettivo si ottenga attraverso l’arricchimento personale; bisogna mostrare che è più importante investire sulla qualità della vita dell’individuo da ogni punto di vista.

2. Rispetto dell’altro.

Da questo valore imprescindibile segue l’opposizione a tutte le discriminazioni nei confronti delle minoranze, delle diversità e delle categorie disagiate, la volontà di trovare soluzioni civili ai conflitti tra i paesi e l’estensione quanto più larga possibile del diritto internazionale, attuato secondo regole democratiche e non con la prevalenza dello strapotere di alcuni stati su altri.

3. Etica e morale pubblica

Il rispetto delle regole è la condizione fondamentale di ogni contesto di relazioni interpersonali.

La politica è uno strumento di amministrazione della società; in quanto amministratori, gli uomini politici devono dare esempio e prova di rispetto delle regole, buona amministrazione, condotta integerrima, difesa dell’interesse pubblico rispetto a ogni interesse privato. Da questo valore discende la radicale opposizione all’illegalità, alla corruzione, alle mafie, alla non trasparenza della politica, alle lobby nascoste e ai privilegi di gruppi di potere. Da questo valore discende inoltre la massima attenzione al rispetto delle regole anche nel contesto interno al proprio partito, perché ciò che si predica per la società deve valere anche all’interno del proprio gruppo.

4. Libertà delle azioni dell’individuo.

Ogni uomo deve essere libero per poter iniziare il proprio cammino personale alla ricerca della felicità. Questo significa che bisogna liberare gli uomini dalle loro catene materiali (la fame, la malattia, la mancanza di sicurezza, le barriere architettoniche e d’altro tipo per i disabili, ecc…) e dalle loro catene ideologiche (dobbiamo liberare gli uomini dai dogmatismi dando molta importanza all’educazione, all’istruzione e ad una informazione diversificata e di qualità, favorendo sempre la discussione e la considerazione dei diversi punti di vista).

Libertà vuole dire rispettare le differenze tra le persone. Libertà vuol dire tolleranza.

Da questo valore discende il nostro desiderio di eliminare tutti gli ostacoli che lo stato e gli organismi pubblici pongono nei confronti della libertà d’azione degli individui, quando questa non violi la libertà altrui.

Questo valore si radica profondamente nel pensiero e nella teoria politica classica del liberalismo democratico: pensiero e teoria che difendono la libertà di scelta degli individui contro ogni azione arrogante e ingiustificata da parte dello stato, e che valorizzano – garantendone la libertà – anche le scelte individuali meno comuni dei cittadini, in quanto esse possono poi rivelarsi apportatrici di arricchimento e benessere, materiali e morali, per tutta la società.

5. Giustizia sociale e aiuto alle parti deboli.

Noi non nasciamo uguali. Per questa ragione si deve cercare di creare una società nella quale le opportunità per ciascuno di noi non vengano annullate o vanificate dalle differenze che portiamo dalla nascita. Ognuno dovrebbe avere le stesse possibilità di accesso alla realizzazione sociale e alla felicità personale, e lo Stato deve essere lo strumento principe per il progressivo avvicinamento a questo ideale politico-morale.

Oltre a questo dobbiamo assicurarci che ogni cittadino, per quanto irrimediabilmente svantaggiato dalla nascita, abbia la possibilità di vivere in condizioni di accettabile dignità la sua vita.

Inoltre lo Stato deve provvedere a ridistribuire mediante equità le eccessive differenze che provengono dalle diverse collocazioni economiche e di reddito, in quanto queste differenze nascono non solo e non sempre da meriti individuali, ma spesso e in varia misura anche dal contesto sociale che si avvale del contributo di tutti, e dunque differenze eccessive non possono essere accettate.

Da questo valore discende la volontà di difendere le parti più deboli dal punto di vista sociale economico e riportare equità e giustizia fra le professioni e le classi sociali.

6. Democrazia reale e partecipata.

La  concezione di democrazia è profonda e integrale: non è intesa come mera partecipazione di tutti al diritto di voto, ma come quella forma di governo che fornisce ai cittadini gli strumenti legali e concreti per – eventualmente – rimuovere una legge o un individuo che esercita un potere statale.

La democrazia per noi è insieme degli strumenti che permettono il controllo del potere; riteniamo anche che essa non possa mai configurarsi come “dittatura della maggioranza”, ovvero come oppressione e limitazione dei diritti fondamentali e inalienabili delle minoranze, in base al pretestuoso argomento di una legittimazione elettorale delle maggioranze.

Da questo valore discende l’attenzione estrema ai meccanismi, ben studiati dal pensiero democratico liberale, di contro bilanciamento reciproco tra i vari poteri dello Stato, nonché l’attenzione estrema alle regole e ai meccanismi di elezione e nomina delle cariche, alla durata dei loro mandati, all’estensione dei loro poteri, alle forme di controllo del loro operato, alle forme di partecipazione del cittadino che vanno potenziate anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, e alla trasparenza della funzione pubblica.

7. Laicità dello Stato

La laicità va intesa in senso totale e integrale: lo Stato non deve farsi garante e tutore di una qualche particolare concezione della vita o dell’individuo.

Lo Stato è solo strumento di garanzia del vivere civile fra gli individui, ognuno dei quali ha lo stesso diritto dell’altro alla professione e alla difesa delle proprie concezioni di vita.

Laicità vuol dire imparzialità, neutralità rispetto a religioni, ideologie, visioni del mondo, tradizioni di pensiero.

Lo Stato deve garantire che siano rispettate tutte, paritaria mente, e che nessuna di esse tenti di imporsi sulle altre.

Laicità vuol dire anche tolleranza: da questo valore discende la lotta a ogni privilegio civile e giuridico di una confessione religiosa sulle altre, e la difesa della effettiva parità di diritti di quelle persone che vengono discriminate per motivi etnici, religiosi, ideologici, politici, o di scelte di vita.

Ad illustrazione dei valori cui noi facciamo riferimento come costitutivi della nostra identità, riteniamo opportuno fornire brevi ma dense citazioni.

1.
“Oggi qualunque forma nuova di vita sulla terra, qualunque trasformazione dell’ambiente tecnico e naturale è una possibilità reale che ha il suo proprio luogo nel mondo storico. Noi possiamo fare del mondo un inferno,. Ma possiamo anche farne l’opposto”.
“Oggi esistono tutte le forze materiali e intellettuali per realizzare una società libera. Il fatto che non vengano utilizzate è da ascrivere esclusivamente ad una sorta di mobilitazione generale della società, che resiste con ogni mezzo alla eventualità di una propria liberazione” “Di utopia si può parlare anche con riferimento a un ideale per cui si combatte, verso cui si tende. Non un ideale di società perfetta, ma un valore da difendere anche se è rimasto un solo uomo a difenderlo. E questa in realtà non è neppure utopia, ma semplicemente etica politica. Io credo in questo ideale”
Una società che ponga in grado tutti i suoi membri di partecipare, a condizioni uguali, a quel che ha di buono e che assicuri un adattamento flessibile delle sue istituzioni attraverso lo scambio delle diverse forme di vita associata è democratica. Una simile società deve avere un tipo di educazione che interessi personalmente gli individui alle relazioni e al controllo sociale e sappia formare le menti in maniera che possano introdursi cambiamenti sociali senza provocare disordini

2.
“Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere al tempo stesso sempre come principio di legislazione universale non si tratta di sapere quali e quanti sono questi diritti, quale sia la loro natura e il loro fondamento, se siano diritti naturali o storici, assoluti o relativi, ma quale sia il modo più sicuro per garantirli, per impedire che nonostante le dichiarazioni solenni vengano continuamente violati”
“Il problema di fondo relativo ai diritti dell’uomo è oggi non tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli. E’ un problema non filosofico ma politico”
“Il riconoscimento e la protezione dei diritti dell’uomo stanno alla base delle costituzioni democratiche moderne.
La pace è, a sua volta, il presupposto necessario per il riconoscimento e l’effettiva protezione dei diritti dell’uomo nei singoli stati e nel sistema internazionale. Nello stesso tempo il processo di democratizzazione del sistema internazionale, che è la via obbligata per il perseguimento dell’ideale della «pace perpetua» nel senso kantiano della parola, non può andare innanzi senza una graduale estensione del riconoscimento e della protezione dei diritti dell’uomo al di sopra dei singoli stati.
Diritti dell’uomo, democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti. Con altre parole la democrazia è la società dei cittadini, e i sudditi diventano cittadini quando vengono loro riconosciuti alcuni diritti fondamentali; ci sarà pace stabile, una pace che non ha la guerra come alternativa, solo quando vi saranno cittadini non più soltanto di questo o quello stato, ma del mondo”
“Il «futuro della democrazia» sta non solo nell’estensione del numero degli stati democratici  ma anche e soprattutto nel proseguimento del processo di democratizzazione del sistema internazionale.
Il sistema ideale di una pace stabile può essere espresso con questa formula sintetica: un ordine universale democratico di stati democratici”
“L’idea di un diritto cosmopolitico non è una rappresentazione fantastica di menti esaltate, ma il necessario coronamento del codice non scritto, così del diritto pubblico interno come del diritto internazionale, per la fondazione di un diritto pubblico in generale e quindi per l’attuazione della pace perpetua alla quale solo a questa condizione possiamo sperare di approssimarci continuamente”
Contro la guerra è necessaria l’obiezione di coscienza contro il servizio dell’uccisione militare, e l’educazione dei popoli alla resistenza nonviolenta Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza.
L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso.

3.
Da quando l’informazione è diventata il maggior mezzo di «trasformazione della società» riceverla, assorbirla e soprattutto capirla, da parte della gente, non dovrà più essere un processo lasciato al caso Le notizie di interesse generale possono essere rese immediatamente accessibili ai cittadini in una forma e a un livello adatti a ciascuno di essi. Se non verrà fatto uno sforzo per ampliare gli orizzonti della gente e per mettere le nuove tecnologie al servizio della democrazia, la gente stessa sottovaluterà il processo democratico, invece di valorizzarlo e collaborare.
Nella repubblica elettronica i cittadini, divenuti parte del governo, dovranno essere sufficientemente preparati per riuscire a partecipare al processo politico in modo intelligente e responsabile.
Questo progetto non potrà avvenire senza un’enorme mole di lavoro, una progettazione sistematica e rilevanti riforme
“Per noi democratici liberali il mito della libertà impregna tutto il nostro programma, perché anche le più avanzate trasformazioni sociali, le sollecitiamo e le giudichiamo in nome di un principio
di libertà: di libertà piena, effettiva, positiva, per tutti gli esseri umani, in tutti gli aspetti dell’esistenza. Libertà spirituale e politica oggi, perché costituisce la premessa, lo strumento, l’atmosfera indispensabile per la nostra battaglia, anzi un momento immanente della nostra battaglia; e la libertà, autonomia nell’economia e nello Stato, domani.
Libertà come mezzo e come fine. Lottiamo per il mezzo – il metodo democratico – in quanto esso è tutto penetrato dal fine”.
La libertà non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica, dalla emancipazione dal morso dei bisogni essenziali, non esiste per l’individuo, è un mero fantasma.”
“Democrazia è Liberalismo, ben lungi dall’opporsi, secondo quanto voleva una vieta polemica, sono legati da un intimo rapporto di connessione. Il liberalismo è la forza ideale ispiratrice,

4.
“Un sistema economico non è soltanto un meccanismo istituzionale che soddisfa i bisogni e le esigenze esistenti, ma anche un modo per plasmare le esigenze future.
Poiché gli assetti economici hanno effetti del genere, e deve realmente essere così, la scelta di queste istituzioni implica una qualche teoria del bene umano e della struttura delle istituzioni per realizzarlo. Di conseguenza questa scelta va fatta in base a motivi morali e politici non meno che economici”
“Un’ineguaglianza di opportunità deve accrescere le opportunità di coloro che ne hanno di meno.
Un tasso di risparmio eccessivo deve, a conti fatti, ridurre l’onere di coloro che per esso sopportano privazioni”
“Occorre, insomma, una riaffermazione libera, alta e schietta dell’essenza della idealità
Democratica Liberale, fuori da ogni pregiudizio di scuola e di metodo. La democrazia liberale non è né la socializzazione, né il proletariato al potere e neppure la materiale uguaglianza. Il,colto nel suo aspetto essenziale, è l’attuazione progressiva della idea di libertà e di giustizia tra gli uomini: idea innata che giace, più o meno sepolta dalle incrostazioni dei secoli, al fondo di ogni essere umano; sforzo progressivo di assicurare a tutti gli umani una eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome, sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni che oggi ancora domina il maggior numero; possibilità di svolgere liberamente la loro personalità, in una continua lotta di perfezionamento contro gli istinti primitivi e bestiali e contro le corruzioni di una civiltà troppo preda al demonio del successo e del denaro”

5.
“La democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza. Infatti una maggioranza può governare in maniera tirannica. In una democrazia i poteri dei governanti devono essere limitati e il criterio di una democrazia è questo: in una democrazia i governanti possono essere licenziati dai governati senza spargimenti di sangue. Dunque se gli uomini al potere non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il loro governo è una tirannia”.
“E’ tempo ormai che ci si renda conto che la domanda “chi deve esercitare il potere nello Stato?” importa ben poco rispetto alle domande “come è esercitato il potere?” e “Quanto è esercitato il potere?”. Dobbiamo in sostanza renderci conto che il progresso verso una maggiore uguaglianza può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere”.
“Non ho mai dubitato che il sistema rappresentativo abbia dei limiti reali e insuperabili in una società capitalistica selvaggia come la nostra: la sovranità del cittadino è limitata dal fatto che le grandi decisioni che riguardano lo sviluppo economico o non arrivano agli organi rappresentativi o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini sovrani non ha alcuna voce in capitolo. Ma anche sotto questo aspetto il difetto del sistema non è di essere rappresentativo, ma di non esserlo abbastanza. In una società capitalistica, la sovranità del cittadino, è una sovranità dimidiata, almeno sino a che perdura la separazione fra società civile e società politica” l’autogoverno non è il governo di ciascuno su se stesso, ma quello di tutti gli altri su ciascuno.
Inoltre, la volontà del popolo significa, in termini pratici, la volontà della parte del popolo più numerosa o attiva – la maggioranza, o coloro che riescono a farsi accettare come tale; di conseguenza, il popolo può desiderare opprimere una propria parte, e le precauzioni contro ciò sono altrettanto necessarie quanto quelle contro ogni altro abuso di potere  e il pensiero politico deve comprendere “la tirannia della maggioranza” tra i mali da cui la società deve guardarsi

6.
La tirannia che ci fa paura  è di un altro genere – e non opera sul corpo, bensì sullo spirito.
Quindi la protezione dalla tirannide del magistrato non è sufficiente: è necessario anche proteggersi dalla tirannia dell’opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta, e con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee e usanze a chi dissente, a ostacolare lo sviluppo – e a prevenire, se possibile, la formazione – di qualsiasi individualità discordante, e a costringere tutti i caratteri a conformarsi al suo modello il conflitto, il dissenso tra diversi punti di vista sono dunque garanzie di base di una società aperta. Il grande modello è la dinamica della conoscenza scientifica istituzioni che soddisfino sono quelle che meglio consentono lo sviluppo di una larga varietà di caratteri e l’espansione della natura umana in direzioni innumerevoli e contrastanti, che meglio consente la realizzazione del principio von Humboldt: “l’assoluta e essenziale importanza dello sviluppo umano nella sua più ricca diversità”

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